domenica 24 dicembre 2006
martedì 19 dicembre 2006
DAL CASO WELBY, UNA NUOVA RIFLESSIONE
Il caso Welby, impone una nuova riflessione. Una nuova riflessione che non riguarda il caso personale, sul quale credo che il rispetto e il silenzio sia probabilmente la migliore posizione da prendere. Già in un precedente post ho espresso questa mia opinione. Questo caso, però, tratta anche del rapporto con la malattia. Come viene vissuta dal paziente ma soprattutto dalla famiglia, dalla comunità la malattia? Le risposte di solito sono due: l'accettazione o il rifiuto! L'accettazione comporta il rapporto collaborativo, partecipativo della famiglia rispetto al malato ed alla malattia. Al contrario il rifiuto porta la famiglia a colpevolizzare sia il malato che la malattia stessa. La malattia e chi ne soffre diventa quindi un peso, un peso quotidiano. La conseguenza di tutto ciò è l'aggravarsi della malattia e quindi del malato stesso ed uno stato di malessere della famiglia tutta. Invece l'accettazione porta al miglioramento della malattia, ad una migliore qualità di vita del malato e della famiglia. E' proprio vero che l'amore raddoppia le gioie e divide i dolori mentre la sua mancanza raddoppia i dolori e divide le gioie! Non si può commentare che in modo positivo, invece, come l'accettazione, lo stare accanto al paziente anche in coma abbia portato, non sappiamo in quale modo misterioso, a farlo stare bene anzi meglio a farlo risvegliare (basterebbe leggere le cronache recenti o quasi su queste notizie). Parliamo di fantascienza? No, ripeto, parliamo di casi di cronaca e di tanti altri che non hanno un eco mediatico come altri ma che esistono, nel bene e nel male, nella vita di ogni giorno.
Pubblicato da Romano Scaramuzzino alle 4:42 PM 0 commenti
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mercoledì 13 dicembre 2006
IL PROBLEMA? STACCAGLI LA SPINA
Il caso Welby è una storia troppa delicata, troppo personale, troppo.......di tutto per poterne entrare nel merito. Questo almeno è il mio pensiero.
Io non mi sento in grado di commentare, scrivere al riguardo.
Però c'é un qualcosa che mi fa riflettere ed è la frase, legata a questa storia drammatica, che spesso si legge sul web ovvero staccare la spina. Una frase, un'azione, un pensiero veramente drammatico, personale, sofferto verso il quale, in merito a questo caso, sarebbe bene portare assoluto silenzio.
Ma staccare la spina, oggi, in molte famiglie, comunità, società significa staccare la spina ai problemi!
Qualcuno ha un problema? Non me ne faccio carico. Stacco la spina. Al problema e a colui che lo patisce. Troppo facile ma anche troppo cinico e terribile.
Non vedere, non sentire, non parlare- come le tre scimmiette - è consueto ormai.
Ma c'é qualcuno che resiste, che dice ammazzateci tutti, che si oppone pagandone un prezzo probabilmente.
Ma quanto sarà bello, un domani, dormire sereni, con la coscienza a posto cosa che a molti non potrà accadere anche se al momento non lo pensano!.
Pubblicato da Romano Scaramuzzino alle 10:36 PM 0 commenti
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lunedì 11 dicembre 2006
IL PROSSIMO E'........
Giorno 11 dicembre, ore 11.00 squilla il mio cellulare:
"PRONTO?"
"CARLO ?! (dall'altra parte sento la voce di una signora affranta, ndr)"
"NO SIGNORA, HA SBAGLIATO. MI DISPIACE"
" MI SCUSI (la voce è quasi interrotta da un pianto, ndr)"
"DI NULLA".
Termina quì una telefonata strana, una telefonata che - caso mai ci fosse bisogno - ci rammenta che sono tante le persone con i loro problemi, le loro angosce e spesso sole.
Qual'é il prossimo? Qual'é il nostro di prossimo?
Spesso è quello più vicino a noi. Alcune volte tanto vicino di essere a portata di telefono.
n.b.: la foto è tratta dal sito dell'aism.
Pubblicato da Romano Scaramuzzino alle 11:29 AM 0 commenti
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