'Siamo italiani come voiiiiii, siamo emigranti napoletani, non dimenticateciiiiii'.
Se le foto potessero parlare, come suggeriva nella nota scena il professore del film 'L'attimo fuggente', probabilmente quella che avete appena visto vi direbbe questo e altro ancora. Sono infatti, quelli fotografati, italiani, napoletani in attesa di imbarcarsi dal porto di Napoli come emigranti.
La conoscenza e la diffusione della nostra Storia, delle nostre radici come Italiani forse susciterebbe in noi un senso di orgoglio e di dignità e ci rammenterebbe anche, che quello che scorre nelle nostre vene, non è acqua ma sangue e quello che batte nel nostro petto non è un organo insensibile ai sentimenti ma un cuore che pulsa anche in base ad un senso di appartenenza e ripeto di dignità nazionale.
Gli Italiani tutti non sono stati e non sono solo 'spaghetti e mafia', quindi, né sono quelli rappresentati dalla serie televisiva 'I Soprano' né sono i 'fratelli malvagi' come quelli recentemente arrestati negli Stati Uniti come veri e propri boss mafiosi. E poi perché far pagare ai 'fratelli buoni' i peccati di quelli 'cattivi'?
(Italian Market a Mulberry Street)E l'emigrazione italiana non fu solo quella meridionale. Negli Stati Uniti fra il 1880 e il 1915 arrivarono quattro milioni di nostri connazionali (queste cifre non tengono conto però dei numerosi emigranti che rientrarono in Italia e che si possono considerare nella cifra del 50/60 % nel periodo 1900-1914). E se circa il settanta per cento di loro proveniva dal Meridione, tra il 1876 e il 1900 la maggior parte era del Nord Italia con il quarantacinque per cento composto solo dal Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.
(Minatori Italiani in West Virginia agli inizi del Novecento)
(Questa foto fu scattata il 5 dicembre 1907 a Monongah, West Virginia; molti di questi uomini, Calabresi e Florensi, il giorno dopo persero la vita)
Ma qui, quello che si vuole ricordare, è anche un dato storico e cioé che molti emigranti italiani furono sfruttati e la loro vita ci racconta anche di tragedie singole e collettive (incidenti sul lavoro, stragi di uomini e persino schiavismo).
cito 1):
"A San Giovanni in Fiore migliaia di persone vendettero casa, vigna, asino tutto quello che avevano, taglieggiati e raggirati in patria, prima da paesani faccendieri poi dagli agenti di emigrazione. Alcuni di loro appena giungevano negli Stati Uniti d'America, accolti da criminali venivano diretti in carri merci o per il bestiame, trasportati fino in West Virginia finivano praticamente schiavi dei loro 'padroni' a lavorare nelle miniere: il 6 dicembre 1907, a Monongah, USA, nelle miniere n°6 e 8° una serie di esplosioni causarono una ecatombe di vite umane, dal numero imprecisato perché neanche un terzo dei minatori era registrato.....Lavorare per un padrone fu il destino di molti emigranti. Ciò implicava il versamento di una tangente per ottenere un lavoro, l'abitazione, oltre all'obbligo di acquistare le merci in uno spazio indicato......Per cercare di diminuire i numerosissimi casi di sfruttamento venne emanta la Legge Crispi del 30 dicembre 1888 n°5866...In Brasile la manodopera degli emigranti italiani sostituì in buona parte quella prestata fin allora dalle persone usate come schiavi.....tanto che il Governo Italiano proibì l'emigrazione in questo paese con il Decreto Prinetti del 1902..."
(Minatori calabresi e florensi a Monongah nel 1907)Insomma ci sarebbero tutte le fonti e notizie necessarie per scoprire il 'passato' di alcuni nostri 'fratelli' (buoni) che hanno, come italiani, lavorato ma che anche sono stati sfruttati e morti in terre lontane dalla loro, dalla nostra. Il loro ricordo, quelle 'voci' che fuoriescono da queste foto (e tante altre) ci parlano di nostri connazionali che hanno sofferto solo perché nati nel periodo storico sbagliato. Un periodo storico che si potrebbe ripetere se la politica italiana e gli italiani stessi voltassero a loro e alla loro memoria le spalle.
Probabilmente per la seconda volta.
1)fonte e foto: da articoli di Francesco Saverio Alessio e tratti dal sito Emigrati.it ( http://www.emigrati.it/ ), autorizzazione concessa.